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IL BLOG

Non luoghi da vedere. Ma vite da incontrare.

Racconti di viaggio attraverso persone, gesti quotidiani e meraviglie silenziose

Raja Ampat, dentro e fuori dall’acqua

13-02-2026 04:00 PM

Marta

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Raja Ampat, dentro e fuori dall’acqua

Viaggio a Raja Ampat sulla Samambaia: tra immersioni, natura selvaggia e incontri, ho scoperto una libertà nuova, dentro e fuori dall’acqua.

Prima di tutto devo dire che è difficile raccontare — anche in questo spazio per me così sicuro — cosa sia stato davvero il viaggio in Indonesia, a Raja Ampat, a bordo della Samambaia.

Sono stati giorni intensi, pieni. Vissuti fino in fondo, amati, liberi e selvaggi.

Durante questo viaggio mi sono sentita tante cose diverse.
Un pesce colorato, una sirena, una donna privilegiata che ha la possibilità incredibile di esplorare diversi mondi.
Una fotografa (di nuovo).
Una persona piena di cose da dire e, allo stesso tempo, senza bisogno di dirne nessuna.
A tratti un'occidentale un po viziata in una vita fuori posto.
E poi sempre profondamente innamorata. Della vita e di quello che sono.

Come ogni mio viaggio, anche questo mi ha portata lontano.
Ma soprattutto — e forse più del solito — mi ha portata dentro.

 

Mi sono imbarcata sulla Samambaia insieme a un gruppo di dodici subacquei, viaggiatori del mondo, amanti del mare.
Il programma era semplice: vivere a bordo di questo veliero di legno e lasciarsi invadere dalle giornate, tra cielo e mare.

Ma il mare quello vero.
Quello sotto la superficie, quello tipo “nel blu dipinto di blu”.

Quel mare fatto di pesci, correnti, silenzi e meraviglie che esistono solo in questa parte di mondo.
Un mare che non puoi controllare, quello che puoi solo ascoltare e assecondare con reverenza. 

E soprattutto, un mare che ti costringe a stare con te stessa.
Perché la subacquea la vivi davvero solo quando impari a fidarti, del tuo respiro, del tuo corpo, delle tue conoscenze e di quello che senti.
Quando smetti di guardarti da fuori e inizi a restare dentro.

 

Un equilibrio continuo tra sopra e sotto.

Tra dentro e fuori.
Tra quello che vedi e quello che senti.

 

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Il mare è sempre stato per me qualcosa di incredibile e durante questa esperienza ho avuto modo di comprendere anche cosa rappresenta per chi al mare ci vive e ci cresce. 

Chi il mare lo abita e per chi il mare è l'unica possibilità che la vita gli dà. 

 

Ma questo mare, per quanto incredibile, non è assolutamente un mare semplice.

Tanto è meraviglioso quanto è imprevedibile. 

Richiede rispetto, attenzione e fiducia. 

Perchè tutto può cambiare velocemente. 

In un attimo può trasformarsi. Da calmo può diventare mosso, da accogliente diventare esigente.  Una corrente più forte può sorprenderti e obbligarti a reagire, a cambiare assetto, direzione, programma.
Perfino respiro.

E in quel momento esatto capisci che non sei tu a decidere cosa vuoi fare, ma che l'unica cosa che puoi fare è fare quello che quel mare ti chiede in quel momento. 

Sei tu che ti devi adattare.

È un mare che ti chiede presenza, attenzione costante, reverenza e rispetto.

Soprattutto rispetto.

Perché nascoste al di sotto di quei colori pazzeschi che si vedono in superficie, si estendono distese di corallo sempre più rare al mondo.
E lì ogni gesto conta.

Basta una distrazione minima — un movimento sbagliato, una pinneggiata fuori controllo — per danneggiare qualcosa che esiste da centinaia di anni.
Un equilibrio fragile, costruito nel tempo, che non può essere ricreato.

 

Anche la vita che lo abita va osservata con la stessa cura.
Pesci che non devono essere disturbati, nudibranchi minuscoli che sembrano opere d'arte da cercare con pazienza, cavallucci marini così piccoli e mimetici che, senza l’aiuto delle guide, non avrei mai avuto modo di vedere.

È un mare che non si concede facilmente che non si mostra a chi lo vive con ingordigia, ma solo a chi si dedica a lui. Per davvero.

Richiede preparazione, presenza, attenzione.

Ma quando impari a entrarci nel modo giusto, si mostra per quello che è e ti regala tutto quello che ha. 

 

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E poi, quando il blu finisce, inizia il verde del mondo fuori.
Denso, vivo, quasi eccessivo. Fatto di alberi, natura libera di essere ovunque, arbusti, animali, piante mai viste. Colori pieni, saturi, a volte persino difficili da credere.

La terra.

Una terra che sembra non avere limiti. Rigogliosa, selvaggia, quasi indomabile.

Il verde qui non è un colore,  è una presenza costante.

Avvolge tutto, invade tutto, si espande senza ostacoli. Si arrampica, si intreccia, cade, si allarga.

Ancora una volta, stupisce.
Non c’è ordine, non c’è controllo. E proprio per questo è tutto perfetto.

Alberi altissimi, radici che emergono, foglie enormi, piante mai viste. 

Mangrovie che stanno a metà, tra il verde e il blu, tra gli uccelli e i pesci. 


Una natura piena, densa, a tratti quasi eccessiva.

E la cosa più incredibile è che queste isole, oggi così vive e rigogliose, un tempo erano mare. Anche loro erano il blu.

Si, perchè le isole che formano Raja Ampat sono nate da movimenti antichissimi della terra, dallo scontro di placche che hanno sollevato dal fondo dell’oceano intere barriere coralline.
Insomma, quello che oggi vive sotto al sole, una volta era sott'acqua.

 

Forse è anche per questo che tutto qui sembra così profondamente connesso da un'energia unica. Così forte che prende e ti porta con sè. 
Perché il confine tra sopra e sotto, tra terra e mare, in realtà non è mai stato davvero netto.

E' in continua evoluzione.


Tutto cresce come deve crescere. Tutto va come deve andare, senza interventi, senza deviazioni, senza limitazioni. Naturalmente.

E anche qui, come in mare, non puoi fare altro che adattarti a quello che ti viene chiesto.

Osservare, rallentare e vivere.
E trovare, ancora una volta, il tuo posto dentro qualcosa di molto più grande.

 

 

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E poi, in mezzo a tutta questa inconsueta meraviglia,  ci sono le persone.

Libere, accoglienti, autentiche. In perfetta sintonia con tutto quello che le circonda.

 E anche in questa esistenza condivisa non è la natura ad adattarsi all’uomo, bensì è l’uomo che con gentilezza si è adattato alla natura.

E si sente, si respira ovunque. Nei gesti semplici, nei ritmi quotidiani, nel modo in cui ogni cosa sembra trovare il suo posto senza forzature.

Sono stata ferma ad osservare, spettatrice quasi invisibile di scene di vita. 

Bambini che giocano, madri che cullano, uomini che lavorano e tutti che coesistono in una danza unica.

I bambini crescono nel mare; ci giocano, si tuffano, ridono, fanno le loro prime scoperte.
Lo vivono con una naturalezza che disarma.

Ma quel mare che per loro inizialmente è solo un gioco, poi cambia ruolo e da compagno di avventure diventa un maestro che insegna, ed infine una risorsa per vivere. 
È parte della vita, fin dall’inizio. E' parte di loro stessi fin da subito.

Lo conoscono nel profondo, in ogni suo movimento leggero, lo rispettano, lo leggono per intero.

 

E guardandoli ti rendi conto di quanto questo incredibile equilibrio sia profondo.
Non è qualcosa che si può imparare e forse io non lo posso davvero neanche capire.
È qualcosa che si capisce solo vivendolo.

C’è una libertà diversa qui, le cui radici nascono nel sentirti parte di qualcosa, senza bisogno di dominarlo.

 

Ed è forse proprio questo il punto più difficile da capire e da portarsi a casa: quella capacità di stare dentro al mondo, senza volerlo cambiare per forza.

 

Quella capacità di stare in perfetta armonia dentro di me, senza volermi cambiare per forza. 

 

Stare in equilibrio dentro ai miei arbusti, ai miei blu cristallini, alle mie correnti, ai miei alberi alti e ai miei animali pericolosi e fragili che però vivono in perfetta armonia tra di loro e con me. 

Proprio come accade tutti i giorni, da centinaia di anni, in questa parte del mondo meravigliosamente incontaminata e spettacolare.

M.

 

 

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